La crisi della Cavese sembra non avere fine. Al “Simonetta Lamberti” gli aquilotti si arrendono al Latina con un secco 0-2, incassando la quarta sconfitta in sei giornate di campionato e rimanendo fanalino di coda con soli due punti. Un risultato che aggrava la posizione del tecnico Prosperi, ormai sempre più vicino all’esonero.

Primo tempo senza emozioni

La gara si apre con ritmi bassi e poche idee da entrambe le parti. La paura di perdere condiziona i primi 45 minuti, giocati soprattutto a centrocampo. La Cavese spreca l’occasione più ghiotta poco prima dell’intervallo: Munari, a porta praticamente sguarnita, calcia incredibilmente fuori.

Latina cinico nella ripresa

Nella seconda frazione la partita resta bloccata fino all’episodio che cambia tutto. Ercolano approfitta di una disattenzione difensiva, conclude due volte e alla seconda trova il gol che gela lo stadio. La reazione metelliana è timida e si limita a un paio di conclusioni dalla distanza.

Nel finale, con la Cavese sbilanciata alla ricerca del pari, arriva la doccia fredda definitiva: Fasan firma il raddoppio al 90’, chiudendo i giochi e facendo esplodere di rabbia la tifoseria di casa.

Contestazione dei tifosi e futuro incerto

A fine gara i supporters biancoblu hanno manifestato tutta la loro delusione, contestando duramente squadra e società. L’impegno dei tifosi sugli spalti non è stato ricambiato da una squadra apparsa senza idee, senza carattere e incapace di reagire nei momenti chiave.

Il Latina, con questo successo, conquista la sua seconda vittoria stagionale e si rilancia in classifica. Per la Cavese invece la situazione diventa drammatica: una difesa fragile, un centrocampo poco incisivo e un attacco sterile sono lo specchio di una squadra che non riesce a invertire la rotta.

Prospettive

Il destino di Prosperi sembra segnato, ma le responsabilità non possono ricadere soltanto sull’allenatore. Le scelte estive della società, con una rosa costruita male e con elementi che faticano persino a reggere il confronto con la categoria, pesano come un macigno.

Servirà un cambio di passo immediato per salvare una stagione che rischia di naufragare già a settembre.