Cavese – AMARCORD IN BIANCOBLU: CAVESE-CATANZARO

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AMARCORD IN BIANCOBLU: CAVESE-CATANZARO

In tre occasioni la Cavese ha battuto il Catanzaro sul terreno amico in gare di campionato. Il primo dei successi venne registrato nel campionato di Serie B del 1983/84 con la vittoria di misura della Cavese. Un’incornata di Bartolomeo Di Michele che superò l’ottimo estremo difensore avversario Giovanni Cervone (che poi sarebbe andato alla Roma) definì il punteggio di una vittoria di misura della compagine metelliana. Vittoria che non contribuì comunque a scacciare i fantasmi della retrocessione per i bianco blu, anche se gli stessi catanzaresi conobbero in quella stagione l’onta della retrocessione in Serie C1. Con appena 4 gol siglati in quella stagione, anche Di Michele, tra i principali eroi di San Siro, non riuscì a dare una svolta a quella stagione drammatica per gli aquilotti. La Cavese, con in panchina Ottavio Bugatti, giocò così: Oddi, Amodio, Calisti, Pidone, Mecca, Mitri, Urban, Di Michele, Moscon, Pavone e Vagheggi. Una squadra ricca di nomi così come il Catanzaro del compianto Mimmo Renna: Cervone, Conca, Marino,Sasasrini, Venturini, Boscolo, Gobbo, Raise, Bivi, Lorenzo, Musella. Con quella squadra il Catanzaro finì incredibilmente ultimo in classifica: il match fu arbitrato da Casarin.

La seconda vittoria ai danni dei giallorossi di Calabria giunse nemmeno a Cava de’ Tirreni ed in campo neutro. Gli aquilotti, infatti, nel torneo di Serie C2 del 1999/2000 ospitarono i giallorossi calabresi sul neutro del Partenio di Avellino, a causa dell’indisponibilità per carenza alle infrastrutture del Simonetta Lamberti. La Cavese vinse di misura e segnò Diego Albano in rovesciata su assist perfetto del giovane Francesco Pinto.
La terza delle affermazioni ai danni del Catanzaro si registrò, invece, nel 2002, proprio nell’ultima parte del campionato. E a piegare la resistenza dei calabresi fu in tal caso una conclusione di Matteo Righi, attaccante arrivato dal Campobasso con grandi propositi, ma che avrebbe realizzato appena 3 reti in 16 presenze. Si era del resto accasato a Cava non prima di gennaio. Arrivò nelle valle metelliana per creare il panico nelle difese avversarie in compagnia di Vadacca, finì per andare a svernare nella stagione successiva in Sardegna nelle file della Vilalcidrese.
La storia dei precedenti contro il Catanzaro iniziò nel lontano Campionato di IV serie del 1952/53 con un pareggio per 1-1 e gol dei metelliani di Feliciello, ma i calabresi vinsero il campionato. Un nuovo pareggio, ma questa volta a reti inviolate andò in scena nel torneo di Serie C1 del 1984/85 e Cavese e Catanzaro non si spinsero oltre un pareggio ad occhiali. Ma la Cavese di Corrado Viciani guadagnò un punto fondamentale per la permanenza in quel campionato, mentre il Catanzaro si apprestava a salire a braccetto nuovamente in cadette ria questa volta in compagnia del Messina.
Dopo una lunga pausa le due squadre si ritrovarono nuovamente di fronte in campionato a partire dal 1998, con la Cavese appena ritornata tra i professionisti e con il Catanzaro che a fatica provava a risalire in categorie più consone al suo blasone. Nel 1998 una partita che promette e di fatto si dimostra ricca di scintille finisce sull’1-1 con vantaggio catanzarese e quindi pareggio pressocchè immediato di Marco Lo Pinto, finissimo numero 10, arrivato anche dopo buone prospettive nelle file dell’Avellino. La partita surriscaldò i suoi animi anche per le scintille tra il difensore aquilotto Gigi Corino (ex-Lazio e Triestina tra le altre) e l’attaccante avversario Acampora, che si fecero notare per un agguerrito corpo a corpo. Nel 1999 anche in quella occasione il match si chiuse sull’1-1, con vantaggio degli ospiti firmato da Ciardiello e quindi pareggio nell’ultimo scorcio di gara di Marco Spilli, attaccante toscano pescato nelle file del Frosinone. Dopo il successo di cui sopra detto nell’anno 2000, nel 2001 un nuovo pareggio tra le due compagini ed ancora per 1-1. Nuovo vantaggio ospite di Alfieri e quindi definitivo pareggio di Salvatorino Frisenda. Ma è un pareggio che effettivamente non servì a nessuno.

Vincenzo Paliotto

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