Messaggi del sindaco – CINEMA AL CHIARO DI LUNA: LA GABBIANELLA E IL GATTO

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CINEMA AL CHIARO DI LUNA
Questa sera, mercoledì 14 agosto
LA GABBIANELLA E IL GATTO
ore 20.30 – Giardino del Monastero di San Giovanni
Centro storico Borgo Grande
Corso Umberto I, 167
INGRESSO GRATUITO

La gabbianella e il gatto è un film d’animazione italiano del 1998 realizzato da Cecchi Gori Group e diretto da Enzo D’Alò, basato sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, dello scrittore cileno Luis Sepúlveda.

TRAMA
Amburgo. Una banda di topi di fogna, guidati dal perfido Grande Topo, sono determinati a uscire dalle tubature e ad impadronirsi della città, rubando tutti i rifiuti e tutto il cibo che riescono a prendere. I gatti del porto, Zorba, Colonnello, Segretario, Diderot e Pallino sono sempre pronti a fermare i loro attacchi. Una sera i gatti del porto si intrufolano in un cantiere e assistono a un incontro dei topi; Diderot, gatto intellettuale che possiede una enciclopedia, pensa di metterli fuori gioco sganciandogli addosso un carico sospeso con una gru. A causa di uno starnuto di Segretario, però, i topi scoprono la presenza dei gatti e li inseguono; Zorba li affronta e riesce a cavarsela rimediando solo un morso alla zampa. Sulla strada del ritorno fanno la conoscenza di Bubulina, una gatta domestica siamese (essendo atterrati sul balcone della casa di lei), che attrae subito Zorba.

Nel frattempo, al largo della costa, durante una burrasca, una motovedetta si schianta contro una petroliera provocando uno sversamento di petrolio nel mare. La mattina seguente uno stormo di gabbiani in migrazione si ferma presso la costa di Amburgo per cibarsi di aringhe, molto vicino alla pozza di petrolio: Kengah, una giovane gabbiana, immergendosi per prendere dei pesci, finisce bloccata nel petrolio. Con molta fatica, riesce a tornare in superficie, spiccando il volo, finché, esausta, precipita nel giardino della casa di Zorba. In punto di morte, Kengah decide di usare le sue ultime forze per deporre il suo uovo e strappa tre promesse a Zorba: non mangiare l’uovo, averne cura finché non si schiuderà e insegnare al nascituro a volare.

Zorba, commosso, accetta senza pensare a cosa va incontro e chiede consiglio ai suoi amici. Dopo essersi informati sull’enciclopedia di Diderot, i gatti decidono di usare della benzina per pulire la gabbiana, ma purtroppo, una volta ritornati sul posto, Kengah è già morta dopo aver deposto l’uovo. Zorba accetta le sue responsabilità verso l’uovo e, quando gli amici gli dicono che l’uovo deve essere covato per venti giorni, inizia a rimanere sempre a casa per occuparsi dell’uovo, suscitando perplessità negli altri gatti. Purtroppo due topi scoprono il segreto e riportano la notizia al loro capo, che progetta di rapire il nascituro. Un giorno l’uovo si schiude e ne nasce una gabbianella, che viene battezzata Fortunata (Fifì) dai gatti, perché è la condizione in cui si è trovata, avendo avuto la fortuna di ritrovarsi sotto la loro protezione. La piccola Fifì si trova in una situazione difficile: dovrà imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto pur vivendo tra gatti. Allo stesso tempo, al fianco degli amici felini, si trova a dover fronteggiare il pericolo dei topi.

Un giorno Fortunata litiga con Pallino, che, arrabbiato, le dice per dispetto che Zorba e gli altri gatti la coccolano e la nutrono solo perché la vogliono far ingrassare per mangiarsela, essendo lei non un gatto ma un uccello. Sconvolta, Fortunata scappa e viene rapita dai topi. Pallino, pentitosi di aver trattato male Fifì, si intrufola di nascosto nelle fogne per affrontare coraggiosamente il Grande Topo. Purtroppo viene catturato anch’egli dai topi ma, sul punto di essere ucciso e mangiato insieme alla gabbianella, arrivano i gatti del porto, che, grazie ad un astuto stratagemma (sopraggiungono nascosti dentro a una grossa forma di formaggio, che i topi credono sia un dono per loro in segno di resa), sbaragliano i topi e liberano Pallino e Fifì.

Fortunata è triste perché continua a pensare a ciò che le ha detto Pallino; Zorba la rassicura, dicendole che, anche se è vero che normalmente i gatti mangiano gli uccelli, loro non potrebbero mai farle del male, perché le vogliono bene, tanto più perché è diversa da loro. Nonostante sia felice che lei sia disposta a vivere come loro, il gatto riesce a farle capire che, essendo un gabbiano, Fifì deve comunque imparare a vivere come un gabbiano ed a volare per essere libera.

Dopo qualche tempo, i gatti decidono di provare a farla volare, per onorare anche l’ultima promessa fatta da Zorba a Kengah. Consultando l’enciclopedia di Diderot, studiano e provano ogni tipo di metodo e le fanno fare tantissimi esercizi, purtroppo senza risultato, in quanto la gabbiana continua a schiantarsi al suolo.

A questo punto a Zorba viene un lampo di genio: un ottimo modo per cercare di far volare Fifì è farla saltare da un edificio molto alto. Zorba chiede quindi aiuto a Bubulina e alla sua padroncina Nina per portare Fortunata in cima al campanile di San Michele, dal quale potersi lanciare e volare. Arrivati in cima, Zorba rassicura Fifì e la spinge superare ogni paura. L’affetto nelle parole del gatto dà a Fifì il coraggio che cercava: la gabbiana si lancia in picchiata e, appena prima di toccare terra, finalmente, apre le ali e riesce a levarsi in volo. Mentre i gatti, commossi, la salutano, Fifì vola verso il mare e incontra uno stormo di gabbiani, trovando così il suo futuro.

Fonte

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